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Testimonianze

Testimonianza di Madre  Maria Margherita Monaco
Badessa del Monastero di Eboli

Madre Maria Margherita Monaco al secolo Emilia, è nata ad Eboli  il 12 settembre 1903.
Entra nel Monastero benedettino di Eboli a 16 anni come Educanda.
Il 21 giugno 1921 entra al noviziato come Probanda ed il 25 maggio 1926 veste l'abito religioso, mutando il nome in quello di Donna Maria Margherita.
In una testimonianza del 31 maggio 1979 ed in un'altra successiva del 23 settembre 1995 la ricorda così: "Ho conosciuto Teresa Calvino (Suor Teresina di Gesù Obbediente) nel monastero di Eboli, quando ella vi entrò come probanda corista il 16 ottobre, festa di San Gerardo, del 1924. Essendo anch’io probanda corista, ho vissuto con lei la prima vita di comunità. La ricordo molto bene come una giovane piena di ardore e di generosità: sempre affabile, dolce e pronta a donarsi a tutto e a tutti. In comunità le volevano tutti molto bene. Ricordo che a refettorio, quando era permesso parlare, aveva sempre delle espressioni spirituali che erano di edificazione grande per tutti noi. Spesso l’ho sentita esclamare: ‘Come siamo felici di vivere questa vita di consacrazione al Signore. Cerchiamo di amarLo  e di sacrificarci per Lui’. Nell'esuberanza del suo ardore spirituale, lei appena probanda aveva scritto sul tavolo con uno spillo: ‘Gesù ti amo’.
Conservo ancora una letterina, come reliquia, che lei mi scrisse un giorno, mentre ci preparavamo al noviziato. "Cara Emilia – ella scrive- trovandomi solitaria in questa cara cella, soltanto unita al nostro amabile Gesù, che mi consola con le sue ispirazioni, lo Spirito Santo mi fa sentire di scriverti queste poche parole per dirti che l'ora più  bella, l'ora, più consolante è il tempo del silenzio, durante il quale il Signore ci fa provare le sue dolcezze. E tu amalo questo silenzio: stai sempre con la mente fissa al nostro caro Crocifisso, che ha patito tanto per noi; sii perseverante, e un giorno ti meriterai una ricca corona. Raccomandami nelle tue preghiere: non ti dimenticare mai della tua affezionatissima Teresa. Facciamoci sante".

 

Testimonianza di Suor Maria Immacolata, sua ex-novizia, morta in concetto di santità, a Castelgandolfo (RM), il 25 febbraio 1983


Approdai a Gravina di Puglia (casa madre) il 7 ottobre 1933 insieme a mia sorella Grazia Maria Pace (anche essa postulante). Ti presentarono a noi: Maestra di Novizie, collaborata da una vicemaestra: Suor Maria Margherita Lagreca, la quale sostava in noviziato solo di pomeriggio, essendo una insegnante statale.
La formazione delle novizie era, dunque, Tuo compito, Suor Teresina.
Vi era anche un gruppo di Postulanti in attesa della loro Maestra, che doveva venire da Altamura. Io, ardendo di bruciare le tappe, mi feci ardita e mi presentai, in ginocchio, davanti alla Superiora Generale, Madre Teresa Quaranta e le domandai: « Noi Postulanti a chi dobbiamo rivolgerci per gli eventuali permessi? ». Mi rispose subito: «A Suor Teresina » e non aggiunse parola.
Di carattere fermo, austera, ma buona nel contempo. Sapevi unire stupendamente l'energia di governo alla dolcezza, alla misericordia.
Esigente la virtù in grado eminente, ma umile e sottomessa alle Superiore maggiori, soprattutto alla Rev. Madre Generale con la quale eri spesso a colloquio e ne uscivi tutta accesa nel volto o sorridente.
C'infondevi l'amore ardente verso Gesù Ostia; amore e riparazione verso il cuore SS.mo di Gesù, carisma proprio del nostro Istituto. Fedelissima nello stabilire i turni di adorazione all'Amore durante il giorno e nella notte tra il primo giovedì e venerdì del mese. Eri esigentissima sulla sincerità, sulla sincerità della espressione, sia nel comportamento, sia nel parlare e nulla sfuggiva ai tuoi occhi scrutatori; ci seguivi con materna vigilanza; ci aiutavi nei lavori di ricamo o di cucito ed insegnavi la perfezione di essi con molta pazienza, dando pure una mano.
Il Tuo profilo biografico e le varie riviste che ti riguardano hanno scoperto il Tuo vero volto: anima di fede, di speranza, di amore.

Testimonianza di Suor Maria Reginalda Aprea

Suor Maria Reginalda Aprea , monaca professa domenicana, economa e vice priora al Monastero di S. Maria delle Grazie a Sorrento (Napoli). Ho conosciuto la prima volta Suor Teresina di Gesù Obbediente, casualmente, nella casa della sig.na D'Amato, al Vomero, nel 1937, in occasione della prima Comunione dei bambini dell'Associazione di S. Caterina da Siena. Dopo un anno circa, la incontrai di nuovo a Barra con Suor Liliana del Paradiso. Da questo secondo incontro incominciai a frequentare la loro casa, fino agli ultimi giorni della sua vita, quando da Barra l'accompagnai a Polla. La ricordo molto bene soffriva molto, ma sempre unita al Cristo Crocifisso.
Per me praticò le virtù cristiane in forma superiore, eroica. Lei pigliava tutto per amore di Dio. Chi poteva osservarla, come è  accaduto a me, scopriva subito che non era un'anima semplice, un anima comune, ma davvero un'anima straordinaria, perché nonostante le sofferenze che aveva e le condizioni di povertà in cui viveva, non si è mai lamentata. Tutto faceva per amore di Dio. «Il Signore lo permette, ripeteva, e noi l'accettiamo». Parlava di Dio e con Dio.
Quando lavorava sul telaio, anche se doveva parlare, lo faceva con un tono di voce pacata e sempre con un grazie sulle labbra per tutte le attenzioni che le si facevano. Quando insegnava il catechismo ai bambini, li accompagnava spesso in Chiesa per la visita a Gesù Sacramentato. Faceva spesso, durante la settimana, l'ora di adorazione. Tutta la notte del giovedì santo, la trascorreva in santa veglia davanti al « S. Sepolcro», anche quando era inferma e tutti cercavano di distoglierla.
Nella malattia era sempre serena e giuliva. Quando aveva continui colpi di tosse, sorridendo ripeteva: « La tosse mi martella e l'anima si abbella».


Testimonianza di  Suor. Cecilia di Gesù Ostia  C. R. G.

Un'altra signorina, Maria De Micco, insegnante e diplomata in pianoforte al Conservatorio di Napoli, così racconta il suo primo incontro con Sr. Teresina. «Chiusa nel suo abito religioso, che le dava una distizione tutta particolare nello sguardo, nel gesto, nella compostezza - ella scrive - rivelava un animo nobile e squisitamente delicato. Sul suo viso, in cui brillava il più puro dei sorrisi, splendevano due occhi dolci e profondi, che parevano volessero scrutare qualcosa.
Durante la conversazione, in cui vennero toccati diversi argomenti, non mi stancavo di ammirare questa giovane suora, che parlava e rispondeva a tutti con grande disinvoltura. Aspettavo, però, qualcosa che mi riguardasse personalmente. (Solo più tardi seppi che aveva il dono della scrutazione dei cuori). A un certo momento del nostro incontro, si voltò dalla mia parte, e sorridendo mi chiese: «Lei cosa fa di bello?». La mia risposta fu pronta e un po’ asciutta: «faccio quello che posso; ma non so se Gesù sia contento». E  lei di rimando: «Ma Gesù è contento quando gli diamo qualcosa di noi stessi». Cercai di deviare il discorso. Ma lei, non scomponendosi affatto, tornò sull'argomento, e, questa volta, con parole che mi costrinsero a riflettere attentamente. «Guai - disse - se Gesù parla e non ascoltiamo la sua voce».
Non ci poteva essere alcun equivoco: le parole di Sr. Teresina erano dirette a me. La freccia scoccata dall'arco, mi aveva colpita in pieno. Al primo turbamento seguì in me una grande pace. Questo è il segreto dei santi: colpire e sanare a un tempo».
La signorina Maria De Micco successivamente entrò a far parte della nuova Opera col nome di Sr. Cecilia di Gesù Ostia, ne divenne la prima Segretaria Generale, terminò il suo pellegrinaggio il 17 luglio 1969. Ha lasciato di sé una fama di santità tra tutti coloro che l'hanno conosciuta .


Testimonianza di Suor Alessia del Buon Pastore C. R. G.

Sr. Teresina si trovava ricoverata all'Ospedale Elena D'Aosta.
Una mattina, ottenuto il permesso dai miei, andai a trovarla assieme a Madre Liliana, che mi presentò a Sr. Teresina con queste parole: «Questa è Maria Tarallo, che deve farsi suora di clausura, dalle Domenicane di Nocera Inferiore». Sr. Teresina mi guardò negli occhi, e sorridendo mi disse: «Poco ci credo che tu ti faccia suora domenicana». Io che pensavo di essere ormai alla vigilia della mia partenza, rimasi turbata, e i miei occhi si velarono di lacrime Madre Liliana, allora, per farmi riprendere coraggio, disse a Sr. Teresina: «Su, lasciala stare, non la inquietare». Allora ella, raccogliendo l'invito, soggiunse: «Non ti preoccupare, che ti farai suora». E quindi disse: «Quando sarai sola nella tua cella, scrivi dietro la porta: Maria, ad quid venisti?».
Domandai che cosa volessero significare quelle parole. Lei le tradusse, poi, suggerendo la risposta, aggiunse: «Per farti santa, non è vero?».
Quando ripartimmo, ci accompagnò fino a metà viale. Ma nel salutarci mi ripetette ancora con molta chiarezza: «Maria, tu, suora domenicana non ti farai». Questa volta, però, le sue parole non mi turbarono, ma ebbero nel mio animo una profonda risonanza di pace. La serenità che ella diffondeva intorno a sé in quel luogo di sofferenza, il suo linguaggio chiaro e forte, i suoi modi pieni di dolcezza, il suo sguardo limpido e penetrante si erano impressi, ormai, in modo profondo nel mio animo.

 

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