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Il cammino spirituale di una mistica del XX secolo PDF Stampa Email

P. Cristoforo Bove O.F.M. conv.
La Storia della Spiritualità, come spazio scientifico, è un luogo ancora giovane, artigliata in una frammentarietà metodologica, che ne costituisce anche la fragilità, quando ricerca una sua identità e una propria articolazione linguistica. I problemi sono numerosi e ardui nella soluzione, anche a causa di una informazione lacunosa e della intrinseca difficoltà di coniugare evenienzialità ed interiorità, o quella esperienza umana spesso non riducibile e tipicizzabile nella estensione culturale cronica.

Il rapporto Spiritualità/Cultura in questi ultimi decenni, infatti, è venuto complessificandosi, proprio per le differenziate stratigrafie inerenti ai due aspetti della dimensione umana, dove rimane sempre precario cogliere il punto di interazione, di stimolo e condizionamento reciproco. Poiché, se la Spiritualità cristiana rappresenta la complessità attitudinale nei confronti di Dio, sotto l’azione dello Spirito di Cristo risorto e vivente, la Cultura si connota e si materia di quelle modalità pratico-categoriali, in cui questo atteggiamento viene ad essere esperito: in tal senso la Storia della Spiritualità si pone come raccordo interdisciplinare della dimensione interiore, esperita nella storia o nelle singole storie di coloro, che hanno attinto una luminosa esperienza di Dio, più concretamente come confronto costante tra la Parola del Dio vivente e la tensione umana.
La stessa Manualistica del secolo XX, legata alla memoria e organizzazione delle Grandi Scuole e Movimenti esplosi nel rinnovamento di inizio secolo fino alle formulazioni e spinte del Concilio Ecumenico Vaticano II, è troppo rarefatta nella ricerca dei Grandi Numeri e delle Idee Portanti, e manca del tutto di una più puntuale attenzione alla singolarità delle esperienze mistiche, una delle quali è rappresentata dalla Serva di Dio Teresa Calvino, in religione Suor Teresina di Gesù Obbediente (1907 - Polla/SA - 1940). Un lampo temporale di appena 33 anni, ma una delle più luminose esperienze mistiche, incarnata nella sofferenza, coscientemente offerta per la santificazione dei sacerdoti.

2/Teresina G.O.

Il luogo primario di questa esperienza di Dio è la famiglia, dove i pii genitori, che in paese sono conosciuti con il soprannome dì “Nuverone”, accolgono e accompagnano la loro numerosa prole tra il lavoro e la chiesa; saggi sacerdoti confermano i primi passi della giovane Teresa, fortificandoli per quell’esodo di deserto e sofferenza, che segnerà tutta la sua vita itinerante, bruciata dall’unico pressante desiderio di Dio. La memoria di questo primo ambiente santo ammanta di silenzio e meditazione un esodo dello spirito fino ai piedi del Calvario, dove la giovane Teresina giunge stremata fisicamente, ma con il profumo di un giglio insanguinato piantato sulla inguaribile ferita del cuore: la sete, il bisogno, l’abbraccio sponsale dinanzi al Volto di Dio! Tentiamo di ripercorrere, a tappe, questo cammino verso la consumazione mistica unitiva.
a) II tempo del silenzio e dell’ascolto(1907-1935).Una ragazza bella, alta sopra la media, dai capelli rosso/rame e la carnagione chiara punteggiata di lentiggini: questo il ricordo fondamentale dei testimoni del Processo, i quali aggiungono, però, che la giovane Teresa era assidua in Chiesa, attiva nell’associazionismo cristiano, sottolineando le sue lunghe permanenze estatiche ai piedi del Tabernacolo. Questa la Serva di Dio che scorre dalla nascita alla giovinezza (1907-1924), prima di essere accolta come probanda nel monastero benedettino di Eboli dove, aggravatasi di patologia respiratoria, dopo poco più di due anni, ritorna alla sua casa paterna, rimanendovi per due anni ancora, fasciati di silenziosa preghiera, di attenzione ai “segni di Dio”. Finalmente viene ricevuta tra le Suore del Sacro Costato a Gravina di Puglia (1929) , dove compie l’itinerario formativo fino a diventare Maestra delle Novizie (1935), con grande edificazione di molte sorelle, che testimonieranno al Processo della sua sapienza, della sua saggezza, dell’umiltà dinanzi ai suoi dolori, ma soprattutto  ritorna il tema dell’estatica dinanzi all’Eucarestia. Tra le sue novizie Suor Liliana del Paradiso, con la quale intesse profonda amicizia spirituale fino alla scoperta di nuovi orizzonti che, sebbene incerti, si aprivano sul cammino della esperienza di Dio.

3/Teresina G.O.

b) L’itineranza nel deserto(1935-1940). Il silenzioso ascolto della Parola nel monastero di Eboli e la più solida meditazione a Gravina di Puglia avevano portato Suor Teresina ad una nudità spirituale, capace di amplificare la voce del Signore fino alla disponibilità totale dell’abbandono verso il cammino pietroso del deserto, che si profilava amaro e sublime verso nuove terre, la Nuova Opera, che andava partorendo insieme a Suor Liliana del Paradiso. Ambedue lasciano Gravina il 7 febbraio 1935 per avventurarsi su tracciati insoliti di itineranza fiduciosa : Nocera Inferiore (1935-37), Napoli presso la parrocchia di S. Severo e a Barra presso Villa Castaldo (1937-40). La permanenza napoletana della Serva di Dio segnò l’inizio della salita del Calvario: ricoverata all’ospedale “Elena di Aosta” il 4 dicembre 1937, per broncoalveolite sinistra, ne viene dimessa il 1° maggio 1938. Appartengono a questi anni le esperienze mistiche più significative e il momento culminante della offerta della sua vita per la santificazione dei sacerdoti; ma il tratto più antico e autentico della sua spiritualità riemerge nella contemplazione del mistero eucaristico, quasi una celebrazione dell’ultima Cena prima di avviarsi nella solitudine dell’Orto degli ulivi e alla consumazione finale. Suor Teresina è sempre più sola in compagnia del suo corpo ammalato che, mentre si consuma, sprigiona i gemiti più caldi in una adorazione continua del mistero, vissuto silenziosamente , come Gesù, con grande dolore ma anche con infinito e tenero abbandono alle braccia del Padre.
c) La solitudine sulla vetta del Monte(1940). Il 20 febbraio 1940, stremata dalla malattia, ritorna alla sua Polla, accolta con tremante tenerezza dalla pia genitrice : ritorna ai luoghi antichi della sua preghiera, riabbraccia ambiente e compagne di scuola, vive reclusa in casa, parla raramente, si consuma nella solitudine della contemplazione, preannunziando alla madre la sua morte che avvenne alle tre del mattino del 5 marzo 1940, a 33 anni : “come Gesù” aveva profetizzato la Serva di Dio!  Questi ultimi momenti nella testimonianza di Luigia Palladino : “Il 5 marzo, verso le tre del mattino, disse alla madre :“Ho sete”. La mamma le portò subito un bicchiere d’acqua, ma non riuscì a bere neppure una goccia. Rivolgendo lo sguardo alla mamma disse ancora :“L’esilio mio è finito, vado con Lui”. Guardò poi il Crocifisso e aggiunse :“Mio Dio, quanto ti amo! Dammi la forza di poterti dare l’ultimo respiro di amore. Gesù mi è vicino, soffro tanto con Lui”(Summ, 242).
d) La tenerezza dell’ultimo sguardo. La sera prima della morte Suor Teresina aveva consumato l’ultimo contatto con il mondo: “Finalmente la mia vita è consumata, mi restano poche ore per andare in Paradiso. Lo Sposo divino mi aspetta”. Poi confidò alla mamma, che l’assisteva : “ Oggi è l’ultimo giorno che resto con te. Sento che Gesù è vicino. Prega per me. Restami vicino ancora un poco. Tutto è finito”. Sul far della sera lasciò un messaggio per Suor Liliana: “Dal cielo la guarderò e le sarò sempre vicino”. Era il Consumatum est !
Dal lungo silenzio dell’ascolto Suor Teresina era passata attraverso l’itineranza del deserto fino alle pendici del Monte Calvario; la salita fu penosa e abbandonata come quella di Gesù, ma anche lei ebbe il tenero conforto della mamma; poi si librò da sola sull’arca della croce fino alla consumazione vittimale, offerta per la santificazione dei sacerdoti e per il cammino di quella Nuova Opera, che l’aveva vista pellegrina itinerante nel deserto insieme a Madre Liliana.  La sintesi di questa esperienza mistica la possiamo sorprendere in un raro scritto della stessa Suor Teresina: “Un’anima eucaristica è come una colomba che geme; come una tortorella che sospira, l’alba di ogni giorno la trova pronta a mattinar lo Sposo”(BD, 186). Un itinerario di fedeltà esperito in una purezza sponsale fino al dono totale, dall’ultima cena fino al compimento della Croce.

 

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